Qualche informazione per fare turismo in Lomellina


COSA DIAVOLO E’ LA LOMELLINA?

La Lomellina è un magnifico territorio pianeggiante situato nella Lombardia sud-occidentale, sul  confine con le province piemontesi di Alessandria, Novara e Vercelli. Facente interamente parte della Provincia di Pavia, la Lomellina ne occupa la parte nord-occidentale; con i suoi oltre 50 comuni, il territorio lomellino costituisce un’oasi di campagna quasi del tutto incontaminata, dove l’agricoltura è l’attività assolutamente prevalente e l’industria è limitata a pochi centri. Le risaie e i campi di granturco occupano la stragrande maggioranza del territorio, scarsamente cementificato e attraversato da un apparato stradale modesto. Cascine antiche, castelli medievali, possenti torrioni, pievi, chiese e abbazie di epoche remote sono l’immortale traccia dell’insediamento umano attraverso i secoli. I tre grandi fiumi che ne segnano i confini (Po, Sesia e Ticino) insieme ad un’infinità di canali, corsi d’acqua, rogge, sorgive e torrenti alimentano una natura straordinariamente rigogliosa, con ampie fasce di bosco che costeggiano i corsi d’acqua principali.

 

COSA C’E’ DA VEDERE IN LOMELLINA?

Tre sono le principali fonti di attrattiva in Lomellina: i castelli e i monumenti storici e religiosi, la natura e le specialità culinarie. Per quanto concerne la prima categoria, occorre sapere che il territorio lomellino ne è particolarmente ricco; senza nulla togliere ai centri ed edifici minori, vi sono alcuni luoghi particolarmente significativi.

–       Il poderoso castello di Sartirana, magnifica opera difensiva dotata di un grande torrione realizzato su tre differenti volumetrie: poliedro, cilindro e parallelepipedo. Curiosità: l’architetto che progettò questo edificio, Bartolomeo Fioravanti, fu uno dei progettisti del Palazzo del Cremlino a Mosca e del Castello Sforzesco di Milano.

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–       A Valeggio Lomellina un altro magnifico castello, anch’esso di natura difensiva con due possenti torrioni circolari che ne incorniciano la facciata principali, visibili a chilometri di distanza arrivando da Scaldasole

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–       A pochi chilometri da Valeggio anche Scaldasole ospita un castello perfettamente conservato, situato al centro dell’abitato

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–       Nella cittadina medievale di Breme è visitabile la splendida abbazia, con la cripta sottostante

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–       A Lomello, antico centro caro ai re longobardi che da il nome a tutto il territorio, si trova la magnifica basilica  medievale di Santa Maria Maggiore, uno dei più importanti esempi di romanico lombardo. A poche decine di metri il castello di Lomello ospita oggi la sede del Comune.

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–       A Rosasco rimangono ancora due imponenti testimonianze delle fortificazioni che anticamente cingevano il piccolo borgo: la Torre del Consegno che affaccia sulla piazza del Paese e ospita ancora le strutture del ponte levatoio e la maestosa torre ghibellina nord-occidentale, di evidente funzione difensiva, che svetta silente sulla campagna circostante

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–       A Mortara, secondo maggiore centro lomellino, si trovano l’imponente chiesa romanica di San Lorenzo e l’antica abbazia di Sant’Albino, importante centro religioso della Via Francigena

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–       A Vigevano, il più importante centro lomellino, rimangono in particolare due monumenti all’antica gloria della città, che godette del favore dei potentissimi Signori di Milano: il possente Castello Sforzesco-Visconteo, edificato nel punto più alto della città, può vantare un caratteristico passaggio coperto, sempre visitabile e le antiche scuderie progettate da Leonardo; a ridosso del Castello e ad esso collegato da uno scalone che sale nel cortile del maniero, si trova Piazza Ducale, una delle più belle piazze al mondo con i suoi portici monumentali, stretta tra la facciata del Duomo da un lato e l’imponente vista della Torre del Bramante dall’altro.

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–       Ultimo ma non ultimo il mio amato comune, Gravellona Lomellina, che in Lomellina costituisce assolutamente un unicum: qui non vi sono antichi luoghi di culto di particolare interesse, del castello che qui sorgeva un tempo non resta più nulla, raso al suolo in epoche remote da truppe nemiche. Unico elemento di interesse storico è il magnifico Giardino Barbavara-Ferraris, proprietà dei Conti Barbavara di Gravellona. Ciò che rende così esclusiva la realtà di Gravellona è il suo recentissimo e peculiare sviluppo, condotto sotto l’energica e brillante guida del nostro sindaco Francesco Ratti: arte in ogni angolo, e la realizzazione del grande Parco dei Tre Laghi. Particolarmente affascinante nel centro storico del paese è la Galleria d’Arte a Cielo Aperto, un progetto che da due anni impegna gli sforzi di amministrazione e volontari nella valorizzazione artistica del comune, attraverso l’apposizione sui muri di molti edifici di grandi riproduzioni di dipinti dei maggiori maestri della pittura impressionista dell’Ottocento italiano. Non dico altro di Gravellona Lomellina, affido tutto alla fotografia.

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Parlando di natura, da segnalare sono l’immensa riserva naturale del Parco del Ticino, così come la fascia di fitta boscaglia che corre da Castellaro De Giorgi sino all’Abbazia di Acqualunga, la confluenza tra Po e Sesia nei pressi di Breme, il già citato Parco dei Tre Laghi di Gravellona Lomellina… Parlare soltanto di parchi e aree boschive è riduttivo: la natura in Lomellina è dovunque padrona, magnifica in ogni angolo di territorio, sia dove la mano dell’uomo ha plasmato nei secoli la pianura per trasformarla in risaie e campi coltivati sia ove l’azione umana è stata meno presente, lasciando campo libero al dominio della natura.

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Veniamo infine ai piaceri della tavola:

–       Le specialità d’oca di Mortara sono certo i piatti più conosciuti, dal salame d’oca al prosciutto crudo, i ciccioli o grattoni e molte altre prelibatezze fatte con il grasso pennuto

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–       Altro piatto tipico sono le rane, gustosissime fritte come nel risotto

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–       Immancabili nella terra del riso i risotti, in tutti i modi possibili e immaginabili

–       Come in ogni angolo che si rispetti della Pianura Padana, anche in Lomellina la polenta è la regina della tavola: polente con i funghi, la salsiccia e, particolarmente legata alla tradizione popolare delle campagne, la umilissima polenta con la saracca, un pesce dal gusto fortissimo, piatto poverissimo per eccellenza

–       Il mitico salam d’la duia o salame sotto grasso e i tradizionali salami crudi di carne suina

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–       La casöla, piatto tipico lombardo, anch’esso pietanza della tradizione contadina

–       Le lumache, cucinate in molti modi diversi

–       I pesci di fiume

–       I funghi, chiodini in particolar modo

–       Le Offelle di Parona, biscotti tradizionali e unico dolce veramente celebre della cucina lomellina

–       La celebre Cipolla Rossa di Breme

Citare tutti i piatti tipici locali è un’impresa ardua, spero di avervi fornito almeno un quadro d’insieme da far venire l’acquolina in bocca.

 

Sicuramente tornerò ad approfondire tutti gli argomenti in un secondo momento; lo scopo di questo articolo era solo quello di illuminare per un istante la Lomellina nella sua totalità, per mostrare che anche qui vi sono bellezze dimenticate, in grado di affascinare l’occhio del turista forestiero non meno di altre terre molto più conosciute. Venite in Lomellina, c’è tanto da scoprire, vedere, gustare…

 

SITI E PAGINE UTILI

Per informazioni più dettagliate potete consultare la Guida Turistica sul sito della Provincia di Pavia; altro sito ricchissimo di informazioni è quello dell’Ecomuseo del Paesaggio Lomellino. Altre informazioni turistiche si possono trovare sul sito www.infolomellina.net e sui siti dei singoli comuni. Per quanto concerne la splendida Gravellona Lomellina potete visitare il sito del Comune, il blog “Gravellona Lomellina Online” e le pagine facebook “Galleria d’Arte a Cielo Aperto di Gravellona Lomellina” e “Parco dei 3 Laghi di Gravellona Lomellina-paginaufficiale”.

Gran parte delle fotografie che ho utilizzato si trovano sulla pagina facebook “Portraits of Lomellina”, insieme a cenni storici e altri contenuti di interesse turistico.

11 foto dalla Lomellina


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Sopra: Marcita allagata con colonia di Ibis Sacro, sullo sfondo le vette innevate delle Alpi, nei pressi di Villanova (Cassolnovo) – foto di Scila Mazzoleri

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Sopra: romantico tramonto tra filari di pioppi, nei pressi di Cergnago – foto di Scila MazzoleriImage

Sopra: Basilica medievale di Santa Maria Maggiore a Lomello. Qui si celebrarono le nozze fra Teodolinda, regina dei Longobardi e Agilulfo, Duca di Torino – foto di Serena MedinaImage

Sopra: moletto al Lago della Volpera, Parco dei Tre Laghi di Gravellona Lomellina

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Sopra: il Castello di Cozzo – foto di Carlo Rolandi

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Sopra: il municipio di Breme e accanto l’Abbazia medievale – foto di Carlo Rolandi

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Sopra: mulino ad acqua intitolato a Sant’Antonio, a Rosasco – foto di Carlo RolandiImage

 

Sopra: il possente torrione ghiebllino nord-occidentale di Rosasco – foto di Carlo Rolandi

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Sopra: l’imponente Castello di Sartirana Lomellina – foto di Carlo Rolandi

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Sopra: rigogliosa campagna lomellina nei pressi di Mortara, con uno dei numerosissimi canali che attribuiscono a questo territorio l’appellativo di “Terra d’Acqua” – foto di Carlo Rolandi

 

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Sopra: Villa La Torre nel giardino dei Conti Barbavara di Gravellona, a Gravellona Lomellina – foto di Scila Mazzoleri

 

Storia del Legionario lomellino che combatté in Algeria


Vi propongo il mio ultimo servizio pubblicato dal settimanale “La Lomellina” il 30 ottobre 2013. Si tratta di una storia vera, raccolta dalla testimonianza diretta del protagonista di questa avventurosa esperienza, che ho intervistato diverse volte negli ultimi mesi. Buona lettura.

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Scena di guerriglia urbana in Algeria

 

L’avventurosa storia di Giacomo Lodigiani, classe 1941, inizia nella nostra accogliente Lomellina, a Cilavegna, nel 1959, con un giovane irrequieto e focoso, appassionato di paracadutismo, bramoso di mettersi alla prova e affrontare la vita a denti serrati. A 18 anni non ancora compiuti il giovane Lodigiani scappa di casa, all’insaputa della madre e, con la complicità di un amico, raggiunge in motocicletta il confine con la Francia, evitando la dogana. Raggiunge Marsiglia con mezzi di fortuna e, trovato il centro di reclutamento della Legione Straniera, firma il contratto d’arruolamento: 5 anni di servizio con il Képi Blanc. Da Marsiglia, in un batter d’occhio, è trasferito via nave a Orano, sulla costa algerina, per poi raggiungere la caserma madre della Legione a Sidi Bel Abbes, dove su sua stessa richiesta viene assegnato al 1° reggimento paracadutisti (1° r.e.p., regiment etranger parachutistes) d’istanza a Mascara. L’addestramento è duro, con marce forzate in zone semidesertiche, sotto il peso gravoso dello zaino e dell’equipaggiamento; si marcia a oltranza, a ranghi sparsi, quel che conta è resistere per decine e decine di chilometri, sino alla meta. I tempi sono pessimi, in Algeria infuria la ribellione contro il dominio francese e il 1° reggimento viene mandato a combattere gli insorti, sul confine con la Tunisia. Il giovane Lodigiani, abituato alla dolce terra di Lomellina, imparerà ben presto a calcare a passi pesanti quella terra dura del Nord Africa, fatta di depressioni e balze, colline e monti rocciosi, arida come l’odio dell’uomo e rossa quanto il sangue che quotidianamente la irrora. I ricordi di guerra sono i peggiori, l’anziano legionario stenta a raccontarmeli, la sua coscienza ancora piange la crudeltà di quegli eventi, lontani nella memoria ma troppo vicini nel cuore. La sua guerra è fatta di appostamenti e cacce notturne lungo il confine: bisogna impedire il passaggio di armi e uomini. I nemici sono ribelli algerini capeggiati da ufficiali disertori della Legione Straniera stessa. Algerini, addestrati dalla Legione e che ancora ne indossano la divisa e il caratteristico Képi Blanc, ma che l’hanno tradita per abbracciare la causa di liberazione della loro patria; conoscono bene le tattiche di guerra dei legionari, prevedono i loro movimenti, tendono mortali imboscate, si rintanano e si spostano attraverso gallerie sotterranee. La caccia è difficile e pericolosa: individuata la pista o il cunicolo utilizzato dagli insorti, bisogna stanarli ovunque, anche sotto terra; si vive attaccati al grilletto del fucile d’assalto Fal, come fosse una ciambella di salvataggio in un mare in tempesta. Di notte non si dorme: si spara, si corre all’assalto, si teme, si odia, si uccide e si muore. Spesso qualche commilitone sparisce. I suoi fratelli legionari lo ritrovano il giorno seguente, gettato in una buca con la gola tagliata, i genitali asportati e infilati in bocca. Lodigiani mi racconta di aver ritrovato lui stesso il corpo di un compagno orribilmente trucidato. La notte seguente scatta la vendetta dei legionari… Ogni atrocità commessa dall’una o dall’altra parte spinge più in là la soglia della brutalità, in un crescendo costante di ferocia. Uccidere combattenti armati non pesa: si tratta di uccidere per restare vivi. Quel che pesa come un macigno sulle coscienze dei legionari sono le azioni “sporche”: bisogna individuare i villaggi di collaborazionisti, che offrono rifugio e vettovaglie ai ribelli; il tratto distintivo sono le cataste di barili d’acqua fuori dalle case, pronti per essere forniti al nemico. A quel punto scatta l’azione punitiva sui civili, che non risparmia nessuno: vecchi, donne, bambini. Alcuni anziani portano ancora le uniformi o le cicatrici del servizio prestato nella Seconda Guerra Mondiale sotto la bandiera francese. Atti crudeli, ma chi contravviene agli ordini viene fucilato sul posto. Il nemico dal canto suo non risparmia i civili francesi: le case dei coloni vengono assaltate nottetempo e intere famiglie sterminate. In questo inferno terreno è impossibile distinguere buoni e cattivi, presuntuoso giudicare le azioni dei legionari e dei loro nemici: ogni vendetta ha un movente valido. E’ la legge della guerra. La coscienza che si ribella agli ordini va fatta tacere per portare a casa la pelle. Il Fal è sempre il migliore amico, caro quanto i commilitoni che condividono orrori e travagli. La memoria del vecchio legionario conserva ancora indelebili ricordi di morte, che gli anni e la volontà non sono riusciti a cancellare per dar pace ad un uomo gentile, costretto come tanti altri, a divenire vittima e carnefice. E’ il 30 aprile 1962, i giorni del fronte sono lontani e ad Algeri la Legione Straniera si prepara a festeggiare l’anniversario della Battaglia di Camerone. La capitale algerina viene invasa da reparti dell’esercito francese, i legionari intuiscono che tira una brutta aria. Il 1° reggimento paracadutisti della Legione viene radunato in una piazza e circondato da soldati armati; ufficiali col megafono ordinano ai legionari di gettare le armi, altrimenti vi sarà un bagno di sangue fratricida. Arriva il Presidente De Gaulle. Il suo ordine è categorico: il 1° reggimento paracadutisti deve essere sciolto e così avviene, fortunatamente senza spargimenti di sangue tra le varie forze francesi. Perché tutto questo? La ragione sta nella scelta di De Gaulle di concedere l’indipendenza all’Algeria alla quale i vertici delle forze armate e i coloni francesi si erano opposti ferocemente. Alcuni alti ufficiali del 1° reggimento paracadutisti avevano partecipato ad  un complotto per assassinare il Presidente e prendere il potere. Complotto fallito, con conseguente rappresaglia di De Gaulle. Sciolto il suo reggimento, dopo tre anni passati in guerra, Giacomo Lodigiani non accetta, come molti suo commilitoni del 1° r.e.p., di essere assegnato ad un altro reparto della Legione, chissà dove nel mondo e insieme a molti suoi fratelli d’armi fugge in Spagna, grazie all’aiuto dei coloni e di pescherecci spagnoli. Da lì attraversa il sud della Francia, senza essere scoperto e torna in Italia, nella sua Cilavegna. 

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Foto sopra: cartolina postale d’epoca che ritrae la caserma madre della Legione a Sidi Bel Abbes

Giacomo Lodigiani dopo la guerra

Al suo ritorno in Italia Giacomo Lodigiani, probabilmente per un errore burocratico, si trova a dover prestare il servizio di leva (per legge non avrebbe potuto, essendo figlio unico di madre vedova). Nel ’63 svolge la leva militare presso un reparto paracadutisti del nostro esercito e partecipa per pochi mesi alla missione NATO a Cipro. Tornato nuovamente in Italia si costruisce una vita da civile: fa il falegname nella sua Cilavegna, poi lavora per 23 anni in diverse officine meccaniche di Vigevano, lavorando alle macchine per calzature, infine svolge l’attività di guardia giurata per 10 anni, sempre a Vigevano, sino alla pensione. Nel frattempo si sposa e ha una figlia. Ora è un arzillo signore di 72 anni, basso di statura ma di struttura forte, occhi piccoli e vivacissimi, parlantina sciolta e amichevole, spirito gentile e attivo, non ha perso nulla del suo temperamento focoso. Fa il nonno a tempo pieno e vive ancora a Cilavegna. Lo si può incontrare spesso nei bar del paese, a bere un caffè con gli amici; racconta la sua storia solo a chi lo conosce molto bene. Ogni tanto partecipa ai raduni della Legione Straniera, sperando di incontrare qualche vecchio commilitone, poiché molti vivono sotto anonimato e rintracciarli non è facile; lui stesso preferisce non concedermi una fotografia, sarebbe troppo appariscente. Colleziona scritti, libri e oggettistica della Legione, segno di una passione mai sopita. Legionario una volta, legionario per tutta la vita.

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Foto sopra: monumento ai legionari caduti

 

Breve storia della Guerra d’Algeria

La Guerra d’Algeria fu un conflitto d’indipendenza che vide il Fronte di Liberazione Nazionale algerino impegnato in una lotta all’ultimo sangue con le forze armate francesi, decise a mantenere il dominio coloniale sull’Algeria. La guerra si protrasse dal 1954 al 1962, con un elevatissimo grado di violenza e brutalità da entrambe le parti, in cui spesso i civili algerini e i coloni francesi furono coinvolti. Le conseguenze furono pesanti anche per la politica francese, determinando la caduta della Quarta Repubblica e il ritorno al potere di De Gaulle. Con la decisione di quest’ultimo di negoziare l’indipendenza dell’Algeria, dopo sette anni di guerra, si aprì una fase di conflitto fra le autorità governative francesi da un lato e parte delle forze armate appoggiate dai coloni francesi d’Algeria dall’altro. Le tensioni culminarono in un tentativo di golpe, che coinvolse molti ufficiali della Legione Straniera e dell’Esercito Francese, ma fallì per l’incapacità dei golpisti di ottenere la partecipazione di gran parte delle forze armate. La guerra terminò con la concessione dell’indipendenza all’Algeria da parte del Presidente De Gaulle, il 3 luglio 1962.

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Foto sopra: legionari in parata

 

Breve storia della Legione Straniera francese

La Legione Straniera francese fu istituita da re Luigi Filippo di Francia il 9 marzo 1831. Composta da soldati di qualunque nazionalità, tra cui anche moltissimi italiani, questa forza militare accoglie anche chi si è macchiato di reati (chi ha commesso reati gravi non è più accettato da tempo), che si può arruolare sotto falso nome, costruendosi una nuova vita e una nuova casa servendo la Francia nella Legione. Il suo simbolo è il caratteristico cappello bianco, il Képi Blanc. Impiegata in moltissimi teatri di guerra in svariate aree del mondo, nel corso della sua storia, la Légion étrangère si è sempre distinta per lo straordinario valore guerriero. Reparti della Legione erano stanziati in Francia e in tutti i suoi possedimenti coloniali, dall’Africa all’Indocina. Al tempo della Guerra d’Algeria essa era composta da oltre 45.000 legionari, mentre ora il numero si è ridimensionato sino a 7.700 unità. Ogni anno, il 30 aprile, viene celebrata la più importante ricorrenza legionaria: l’anniversario della Battaglia di Camerone (Messico, 1863).

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Foto sopra: legionari oggi

Quattro itinerari turistici nella Provincia di Pavia


Ripropongo in questa sede un mio vecchio articolo, pubblicato sul settimanale “La Lomellina” il 27/03/2013

Nella tarda mattinata di sabato 23 marzo, presso la Sala dell’Annunciata in Piazza Petrarca, a Pavia, è stato presentato un nuovo progetto di sviluppo turistico della Provincia di Pavia. Erano presenti in qualità di oratori il Presidente Daniele Bosone, l’Assessore al turismo della Provincia Emanuela Marchiafava e Riccardo Lorenzino, fondatore della Hapax Editore di Torino, che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione del progetto. Tra il pubblico numerosi amministratori locali. L’ambiziosa iniziativa comprende quattro itinerari turistici, corrispondenti alle aree geografiche di maggior interesse della nostra provincia: Lomellina, Pavia città e zone limitrofe, le tre valli dell’Oltrepò e l’Alto Oltrepò. Il territorio lomellino avrà una parte fondamentale nel progetto grazie alle sue ricchezze storiche, artistiche e naturali che, unite al paesaggio suggestivo e ai prodotti tipici di qualità, comincia ad essere meta di grande interesse per i turisti del Nord Europa, in particolare belgi e olandesi. L’itinerario lomellino attraverserà tutti i centri maggiormente rappresentativi, come Lomello, Vigevano, Mortara, Breme, Sartirana, Garlasco e molti altri, alla scoperta della terra delle risaie, tra castelli, piazze, borghi rurali, antichi cascinali, chiese, arte e sapori d’altri tempi. Tra gli strumenti in preparazione, depliant e cartine turistiche, disponibili gratuitamente in tutti i punti di maggior frequentazione: bar, ristoranti, alberghi, esercizi commerciali; questo affinché ogni esercente possa sentirsi partecipe della promozione della propria terra. Inoltre, i curatori del progetto sono già impegnati da oltre un anno nella produzione di una grande guida del territorio provinciale, immenso compendio di tutta la storia, la cultura e la tradizione della provincia pavese. Tutto il materiale sarà ovviamente disponibile in internet, dove verrà realizzato un database con tutte le informazioni di interesse turistico. L’intero progetto (ultimato per 2/3) sarà presentato all’Expo di Milano 2015. Finalmente un’idea di sviluppo sostenibile, volta a salvaguardare e valorizzare il territorio, un’occasione per la Lomellina di riscoprire se stessa e prendere coscienza della propria bellezza e della necessità di preservarla. L’Assessore Marchiafava è stata molto esplicita a riguardo: “E’ evidente che un piano di sviluppo di questo tipo non può essere compatibile con modelli differenti, come autostrade e discariche”. Una frecciata, molto chiara, ai sindaci: no alla devastazione del suolo, no all’autostrada Broni-Mortara. Il futuro parte da qui.

Stefano Badini

Nuova fase del progetto turistico di Gravellona Lomellina-Intervista al sindaco Francesco Ratti


Con la fine della bella stagione per Gravellona Lomellina si chiude una fase importante, quella del miglioramento estetico del paese, che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni e se ne apre una nuova: quella di promozione turistica del piccolo centro lomellino. “L’operazione di abbellimento del paese può dirsi pressoché conclusa – spiega il sindaco Francesco Ratti – pertanto i tempi appaiono maturi per iniziare un’opera sistematica di promozione turistica di Gravellona”. Si comincia così perfezionando tutti i mezzi di comunicazione disponibile: “Stiamo per dotare tutti i luoghi e gli edifici di maggior interesse con pannelli esplicativi muniti di codici QR, che rimanderanno ad altrettanti siti specifici, in cui trovare informazioni e file audio esplicativi, in modo da poter utilizzare il proprio smartphone come audio-guida; inoltre sono già pronti i nuovi manifesti pubblicitari e lo saranno a breve anche i depliant, appositamente concepiti per attrarre l’interesse di un pubblico non più solo lomellino, ma soprattutto esterno” prosegue Ratti. L’operazione si attuerà seguendo obiettivi precisi, tra i quali fondamentale è il coinvolgimento dei privati nel miglioramento estetico del paese e nel potenziamento delle strutture di ricezione, prevedendo corsi di preparazione per gestire b&b e affittacamere, corsi di preparazione per ciceroni gravellonesi, culturalmente preparati e versati nelle lingue, che guidino i turisti attraverso i comuni della Lomellina e le altre zone di interesse vicine (Vigevano, Milano, Pavia, Novara, Lago Maggiore, Lago d’Orta, Oltrepò Pavese, Monferrato ecc.) e creazione di gruppi di lavoro specializzati, composti da volontari, in grado di affiancare e sostenere l’impianto culturale, organizzativo e programmatico dell’operazione. E ancora, creazione di guide turistiche e mappe su Gravellona e zone limitrofe con itinerari consigliati, noleggio biciclette, convenzioni con privati proprietari di edifici e proprietà di pregio, preparazione di smartbox gravellonesi. Nel pensiero di Ratti la Lomellina diviene protagonista, punto di partenza e punto di arrivo di nuovi flussi turistici in una parte bellissima ma poco conosciuta del Nord Italia e, di tutto questo, Gravellona e il suo progetto pionieristico dovranno essere il cuore pulsante. E’ facile notare come un’operazione di simile portata dovrà accompagnarsi alla diffusione massiccia di una cultura del turismo e dell’accoglienza fra i cittadini, gravellonesi e lomellini, cosa che sta già avvenendo, coinvolgendo anche molti giovani (giovani mortaresi hanno già prestato la loro solerte opera di volontari a Gravellona, insieme a giovani gravellonesi), ma che va incoraggiata e incentivata. Il futuro passa da qui, non dal cemento, non dalle fabbriche, non dalle raffinerie, non dai termovalorizzatori, non dalle centrali a bio-gas; il futuro sono le nostre campagne, i nostri borghi, ville, castelli, antichi cascinali, la nostra cultura, la nostra storia. Il futuro si chiama tradizione.

                                                                                                                                                                                     Stefano Badini

Pubblicato dal settimanale “La Lomellina”, 09/10/2013

Suggestioni di casa mia


Percorro una strada che attraversa dritta la pianura lomellina; di fronte a me si delineano netti e imponenti i profili delle Alpi contro l’orizzonte che si fa sera. L’immensa pianura mi circonda in ogni direzione, questo spazio sconfinato dove il cuore degli uomini si dilata nell’immensità, teso ad ascoltare il mondo. Intorno le risaie e le rive e i radi alberi e le antiche cascine e i piccoli corsi d’acqua colorano il paesaggio stringendo, caldi e affettuosi, il cuore dell’uomo, che altrimenti si sentirebbe solo e smarrito; tutto ha il colore della tradizione, il ricordo perenne delle mani e degli uomini che con reverenza e amore hanno plasmato questa terra. Le forme e i colori di casa. Ogni cosa trasmette amore e conforto. Ogni cosa esala il respiro di secoli di umiltà e lavoro. E là sullo sfondo le montagne d’Italia osservano la pianura con severità paterna, come possenti bastioni di pietra, neve e terra, la delimitano e la proteggono, ora dai venti di tempesta, come in passato l’hanno difesa dalla feroce bramosia dell’uomo. La pianura e le Alpi, due volti opposti, che sempre si guardano e sempre si chiamano, devoti e complementari, due immagini di casa. L’emozione dura pochi istanti, pochi istanti dura il suo sapore ed in pochi istanti bisogna tradurlo in parole. Sentimenti secolari e immutabili, in pochi istanti ed in poche righe: l’eterna magia della mia terra.

Un antipasto di Festa dell’Arte


Da 19 anni la Festa dell’Arte di Gravellona Lomellina è l’emblema della creatività e vivacità di questo piccolo e caratteristico comune della Lomellina. Arte, musica, artigianato, cucina, cultura, fantasia, divertimento: questo il mix che ha garantito il successo di ogni singola edizione di questo evento imperdibile. Piatti forti di questa edizione (date: sabato 1 e domenica 2 giugno, sabato 8 e domenica 9 giugno 2013) saranno la ricorrenza del decennale di San Pessimino Protettore del Gravellonino, che si terrà domenica 2 giugno, in occasione del quale il paese verrà attraversato da una processione, con canti spiritosi per esorcizzare la crisi ci affligge e troppo spesso turba i nostri sogni e, ciliegina sulla torta, il concerto sull’acqua di Davide Van De Sfroos, in programma per le 17 e 30 di domenica 9 giugno; il grande cantautore dialettale si esibirà al Parco dei Tre Laghi, su di una piattaforma galleggiante posizionata al centro del Lago della Volpera. La location di eccezionale bellezza farà da suggestivo palco scenico naturale all’attesissimo spettacolo musicale.

Una moltitudine di altre attrazioni faranno da sfondo ai due weekend di festa: concerti in piazza e per le strade con falò serali, esibizioni di cani Terranova da salvataggio, sport all’aperto, buon cibo, vini di San Gimignano, intrattenimenti e giostre per bambini, quadri di grandi impressionisti dell’Ottocento italiano. Il tutto inserito nella cornice di Gravellona Lomellina, dove arte e natura si fondono in un’armonia di straordinaria bellezza.

Avanti, tutti a Gravellona Lomellina!