Storia del Legionario lomellino che combatté in Algeria


Vi propongo il mio ultimo servizio pubblicato dal settimanale “La Lomellina” il 30 ottobre 2013. Si tratta di una storia vera, raccolta dalla testimonianza diretta del protagonista di questa avventurosa esperienza, che ho intervistato diverse volte negli ultimi mesi. Buona lettura.

Immagine

Scena di guerriglia urbana in Algeria

 

L’avventurosa storia di Giacomo Lodigiani, classe 1941, inizia nella nostra accogliente Lomellina, a Cilavegna, nel 1959, con un giovane irrequieto e focoso, appassionato di paracadutismo, bramoso di mettersi alla prova e affrontare la vita a denti serrati. A 18 anni non ancora compiuti il giovane Lodigiani scappa di casa, all’insaputa della madre e, con la complicità di un amico, raggiunge in motocicletta il confine con la Francia, evitando la dogana. Raggiunge Marsiglia con mezzi di fortuna e, trovato il centro di reclutamento della Legione Straniera, firma il contratto d’arruolamento: 5 anni di servizio con il Képi Blanc. Da Marsiglia, in un batter d’occhio, è trasferito via nave a Orano, sulla costa algerina, per poi raggiungere la caserma madre della Legione a Sidi Bel Abbes, dove su sua stessa richiesta viene assegnato al 1° reggimento paracadutisti (1° r.e.p., regiment etranger parachutistes) d’istanza a Mascara. L’addestramento è duro, con marce forzate in zone semidesertiche, sotto il peso gravoso dello zaino e dell’equipaggiamento; si marcia a oltranza, a ranghi sparsi, quel che conta è resistere per decine e decine di chilometri, sino alla meta. I tempi sono pessimi, in Algeria infuria la ribellione contro il dominio francese e il 1° reggimento viene mandato a combattere gli insorti, sul confine con la Tunisia. Il giovane Lodigiani, abituato alla dolce terra di Lomellina, imparerà ben presto a calcare a passi pesanti quella terra dura del Nord Africa, fatta di depressioni e balze, colline e monti rocciosi, arida come l’odio dell’uomo e rossa quanto il sangue che quotidianamente la irrora. I ricordi di guerra sono i peggiori, l’anziano legionario stenta a raccontarmeli, la sua coscienza ancora piange la crudeltà di quegli eventi, lontani nella memoria ma troppo vicini nel cuore. La sua guerra è fatta di appostamenti e cacce notturne lungo il confine: bisogna impedire il passaggio di armi e uomini. I nemici sono ribelli algerini capeggiati da ufficiali disertori della Legione Straniera stessa. Algerini, addestrati dalla Legione e che ancora ne indossano la divisa e il caratteristico Képi Blanc, ma che l’hanno tradita per abbracciare la causa di liberazione della loro patria; conoscono bene le tattiche di guerra dei legionari, prevedono i loro movimenti, tendono mortali imboscate, si rintanano e si spostano attraverso gallerie sotterranee. La caccia è difficile e pericolosa: individuata la pista o il cunicolo utilizzato dagli insorti, bisogna stanarli ovunque, anche sotto terra; si vive attaccati al grilletto del fucile d’assalto Fal, come fosse una ciambella di salvataggio in un mare in tempesta. Di notte non si dorme: si spara, si corre all’assalto, si teme, si odia, si uccide e si muore. Spesso qualche commilitone sparisce. I suoi fratelli legionari lo ritrovano il giorno seguente, gettato in una buca con la gola tagliata, i genitali asportati e infilati in bocca. Lodigiani mi racconta di aver ritrovato lui stesso il corpo di un compagno orribilmente trucidato. La notte seguente scatta la vendetta dei legionari… Ogni atrocità commessa dall’una o dall’altra parte spinge più in là la soglia della brutalità, in un crescendo costante di ferocia. Uccidere combattenti armati non pesa: si tratta di uccidere per restare vivi. Quel che pesa come un macigno sulle coscienze dei legionari sono le azioni “sporche”: bisogna individuare i villaggi di collaborazionisti, che offrono rifugio e vettovaglie ai ribelli; il tratto distintivo sono le cataste di barili d’acqua fuori dalle case, pronti per essere forniti al nemico. A quel punto scatta l’azione punitiva sui civili, che non risparmia nessuno: vecchi, donne, bambini. Alcuni anziani portano ancora le uniformi o le cicatrici del servizio prestato nella Seconda Guerra Mondiale sotto la bandiera francese. Atti crudeli, ma chi contravviene agli ordini viene fucilato sul posto. Il nemico dal canto suo non risparmia i civili francesi: le case dei coloni vengono assaltate nottetempo e intere famiglie sterminate. In questo inferno terreno è impossibile distinguere buoni e cattivi, presuntuoso giudicare le azioni dei legionari e dei loro nemici: ogni vendetta ha un movente valido. E’ la legge della guerra. La coscienza che si ribella agli ordini va fatta tacere per portare a casa la pelle. Il Fal è sempre il migliore amico, caro quanto i commilitoni che condividono orrori e travagli. La memoria del vecchio legionario conserva ancora indelebili ricordi di morte, che gli anni e la volontà non sono riusciti a cancellare per dar pace ad un uomo gentile, costretto come tanti altri, a divenire vittima e carnefice. E’ il 30 aprile 1962, i giorni del fronte sono lontani e ad Algeri la Legione Straniera si prepara a festeggiare l’anniversario della Battaglia di Camerone. La capitale algerina viene invasa da reparti dell’esercito francese, i legionari intuiscono che tira una brutta aria. Il 1° reggimento paracadutisti della Legione viene radunato in una piazza e circondato da soldati armati; ufficiali col megafono ordinano ai legionari di gettare le armi, altrimenti vi sarà un bagno di sangue fratricida. Arriva il Presidente De Gaulle. Il suo ordine è categorico: il 1° reggimento paracadutisti deve essere sciolto e così avviene, fortunatamente senza spargimenti di sangue tra le varie forze francesi. Perché tutto questo? La ragione sta nella scelta di De Gaulle di concedere l’indipendenza all’Algeria alla quale i vertici delle forze armate e i coloni francesi si erano opposti ferocemente. Alcuni alti ufficiali del 1° reggimento paracadutisti avevano partecipato ad  un complotto per assassinare il Presidente e prendere il potere. Complotto fallito, con conseguente rappresaglia di De Gaulle. Sciolto il suo reggimento, dopo tre anni passati in guerra, Giacomo Lodigiani non accetta, come molti suo commilitoni del 1° r.e.p., di essere assegnato ad un altro reparto della Legione, chissà dove nel mondo e insieme a molti suoi fratelli d’armi fugge in Spagna, grazie all’aiuto dei coloni e di pescherecci spagnoli. Da lì attraversa il sud della Francia, senza essere scoperto e torna in Italia, nella sua Cilavegna. 

Immagine

 

Foto sopra: cartolina postale d’epoca che ritrae la caserma madre della Legione a Sidi Bel Abbes

Giacomo Lodigiani dopo la guerra

Al suo ritorno in Italia Giacomo Lodigiani, probabilmente per un errore burocratico, si trova a dover prestare il servizio di leva (per legge non avrebbe potuto, essendo figlio unico di madre vedova). Nel ’63 svolge la leva militare presso un reparto paracadutisti del nostro esercito e partecipa per pochi mesi alla missione NATO a Cipro. Tornato nuovamente in Italia si costruisce una vita da civile: fa il falegname nella sua Cilavegna, poi lavora per 23 anni in diverse officine meccaniche di Vigevano, lavorando alle macchine per calzature, infine svolge l’attività di guardia giurata per 10 anni, sempre a Vigevano, sino alla pensione. Nel frattempo si sposa e ha una figlia. Ora è un arzillo signore di 72 anni, basso di statura ma di struttura forte, occhi piccoli e vivacissimi, parlantina sciolta e amichevole, spirito gentile e attivo, non ha perso nulla del suo temperamento focoso. Fa il nonno a tempo pieno e vive ancora a Cilavegna. Lo si può incontrare spesso nei bar del paese, a bere un caffè con gli amici; racconta la sua storia solo a chi lo conosce molto bene. Ogni tanto partecipa ai raduni della Legione Straniera, sperando di incontrare qualche vecchio commilitone, poiché molti vivono sotto anonimato e rintracciarli non è facile; lui stesso preferisce non concedermi una fotografia, sarebbe troppo appariscente. Colleziona scritti, libri e oggettistica della Legione, segno di una passione mai sopita. Legionario una volta, legionario per tutta la vita.

Immagine

 

Foto sopra: monumento ai legionari caduti

 

Breve storia della Guerra d’Algeria

La Guerra d’Algeria fu un conflitto d’indipendenza che vide il Fronte di Liberazione Nazionale algerino impegnato in una lotta all’ultimo sangue con le forze armate francesi, decise a mantenere il dominio coloniale sull’Algeria. La guerra si protrasse dal 1954 al 1962, con un elevatissimo grado di violenza e brutalità da entrambe le parti, in cui spesso i civili algerini e i coloni francesi furono coinvolti. Le conseguenze furono pesanti anche per la politica francese, determinando la caduta della Quarta Repubblica e il ritorno al potere di De Gaulle. Con la decisione di quest’ultimo di negoziare l’indipendenza dell’Algeria, dopo sette anni di guerra, si aprì una fase di conflitto fra le autorità governative francesi da un lato e parte delle forze armate appoggiate dai coloni francesi d’Algeria dall’altro. Le tensioni culminarono in un tentativo di golpe, che coinvolse molti ufficiali della Legione Straniera e dell’Esercito Francese, ma fallì per l’incapacità dei golpisti di ottenere la partecipazione di gran parte delle forze armate. La guerra terminò con la concessione dell’indipendenza all’Algeria da parte del Presidente De Gaulle, il 3 luglio 1962.

Immagine

 

Foto sopra: legionari in parata

 

Breve storia della Legione Straniera francese

La Legione Straniera francese fu istituita da re Luigi Filippo di Francia il 9 marzo 1831. Composta da soldati di qualunque nazionalità, tra cui anche moltissimi italiani, questa forza militare accoglie anche chi si è macchiato di reati (chi ha commesso reati gravi non è più accettato da tempo), che si può arruolare sotto falso nome, costruendosi una nuova vita e una nuova casa servendo la Francia nella Legione. Il suo simbolo è il caratteristico cappello bianco, il Képi Blanc. Impiegata in moltissimi teatri di guerra in svariate aree del mondo, nel corso della sua storia, la Légion étrangère si è sempre distinta per lo straordinario valore guerriero. Reparti della Legione erano stanziati in Francia e in tutti i suoi possedimenti coloniali, dall’Africa all’Indocina. Al tempo della Guerra d’Algeria essa era composta da oltre 45.000 legionari, mentre ora il numero si è ridimensionato sino a 7.700 unità. Ogni anno, il 30 aprile, viene celebrata la più importante ricorrenza legionaria: l’anniversario della Battaglia di Camerone (Messico, 1863).

Immagine

 

Foto sopra: legionari oggi

Advertisements

2 pensieri su “Storia del Legionario lomellino che combatté in Algeria

  1. nomi di persone disperse, verso 1960 . si trovano?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...