Il sangue d’Italia


Ricorre oggi il 98° anniversario dell’inizio delle operazioni militari italiane nella Prima Guerra Mondiale. Purtroppo questa data,come molte altre, passa inosservata in un Paese che ha dimenticato se stesso.

I segretissimi Patti di Londra, sottoscritti per volontà del governo Salandra e di Sua Maestà Vittorio Emanuele III, impegnavano l’Italia ad entrare in guerra entro un mese, ossia il 24 maggio 1915. Nessuno avrebbe immaginato che l’intervento bellico italiano sarebbe stato realmente fondamentale. La Triplice Intesa ( Francia, Impero Britannico, Impero Russo) era più propensa a credere che il coinvolgimento italiano avrebbe dato fiato per qualche tempo alle loro forze, distogliendo contingenti Austro-Ungarici dai fronti occidentale e orientale, come era stato per l’intervento della Romania, sommersa dopo una tenace resistenza dalle armate della Triplice Alleanza.

Il fronte che si aprirà nel Nord Est della penisola italiana, invece, costringerà l’Austria ad impiegare, per tutto il resto del conflitto, la quasi totalità delle proprie forze, compresi massicci contingenti tedeschi.

La storiografia, soprattutto con il revisionismo operato nel secondo dopoguerra, ha diffuso nell’opinione pubblica la convinzione che la partecipazione italiana alla Grande Guerra sia stata solo un atto sconsiderato e criminale, che ha causato alla nostra nazione centinaia di migliaia di morti senza una ragione.

Non condivido affatto questo modo semplicistico e ottuso di considerare un fatto simile. L’entrata in guerra del Regno d’Italia capovolse le sorti del conflitto, salvando l’Europa dall’egemonia germanica; inoltre fu per il nostro paese un’occasione di riscossa, che ci condusse dallo status di potenza minore a quello di grande potenza. La tenacia con cui il nostro esercito affrontò il nemico, sempre all’assalto, dalle prime operazioni sull’Isonzo fino alla sconfitta di Caporetto e dopo la Battaglia del Solstizio, costrinse gli imperi centrali a dispiegare sempre maggiori risorse, uomini e mezzi, sino a che il Fronte Italiano si trovò ad assorbire la quasi totalità delle forze austro-ungariche e massicci contingenti tedeschi, che furono distolti dal fronte occidentale. Soprattutto dal 1917, con la sconfitta della Russia e la chiusura del Fronte Orientale, il ruolo dell’Italia divenne fondamentale per alleggerire la pressione nemica sulle forze Franco-Britanniche, ormai allo stremo.

L’impresa costò alla nostra nazione oltre 600.000 morti e circa 2 milioni di feriti e mutilati. Davvero vogliamo credere che abbiano sofferto e siano morti invano? Inoltre, se volessimo indicare un evento che abbia davvero segnato la nascita di un sentimento patriottico, poi scomparso nel secondo dopoguerra, che abbia unito tutti gli italiani da Nord a Sud, dovremmo indicare i giorni della battaglia del Piave. L’Italia, come fonte di identità, orgoglio, devozione e unità, in una parola Patria, nasce lì, sulle sponde di quel fiume che il sangue del nostro popolo ha consacrato.

Se prima della disastrosa sconfitta di Caporetto l’opinione pubblica aveva visto la guerra ed il fronte come una realtà distante, dopo di essa, con l’invasione del suolo nazionale da parte di un esercito straniero e il rischio della dissoluzione delle nostre forze armate, gli italiani compresero la gravità della situazione; il fronte interno si placò e tutte le forze politiche, tutti cittadini, di ogni luogo ed estrazione sociale, furono una cosa sola con i loro soldati. E l’esercito fu l’incarnazione della Patria stessa, la sua unità saldissima, la sua volontà inarrestabile, la sua tenacia di ferro, la sua forza straordinaria e invincibile.

L’emblema di questo processo di identificazione e unificazione sta tutto in una frase: “Monte Grappa tu sei la mia Patria”. Ed il Monte Grappa, il Piave, l’Altipiano di Asiago furono la tomba dell’esercito austro-ungarico e i luoghi sacri dove nacque l’Italia.

Infine, l’esperienza della guerra, il ritorno dei reduci dal fronte e la smobilitazione di moltissimi combattenti, portarono nel tessuto sociale e nell’opinione pubblica quel carico di fattori, esperienze, necessità, rancori e delusioni che furono indispensabili per sfogare quelle tensioni sociali che si protraevano da prima del conflitto e molte volte avevano minacciato di esplodere. In altre parole la stessa rivoluzione fascista, che abbatté un sistema politico ormai obsoleto e atrofizzato, fu direttamente figlia della Grande Guerra.

Non dimentichiamo il ruolo fondamentale che l’Italia ha avuto in questo frangente storico, né il debito che tutta Europa ha nei nostri confronti e che, noi italiani d’oggi, abbiamo nei confronti dei nostri avi, che suoi campi di battaglia insanguinati del Friuli, del Trentino, del Veneto diedero la vita per darci una Patria.

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