Onestà impegno solidarietà – Una giornata fra gli Alpini


Ho avuto il grande piacere di trascorrere la scorsa domenica a Piacenza, in occasione dell’Adunata Nazionale degli Alpini. Ed io, che alpino non sono, sono rimasto davvero colpito e commosso alla vista di tutte quelle penne nere. Consiglio vivamente, a chiunque desideri assaporare un’atmosfera di condivisione, orgoglio, dovere e solidarietà, di essere presente alla prossima adunata nazionale, nel 2014 a Pordenone.

L’aria che si respira in quella circostanza è viva e un poco nostalgica, il profumo di una tradizione antica e gloriosa, che sia in pace che in guerra, ha fatto la storia ed il vanto d’Italia. Perché anche dopo le drammatiche ed eroiche vicende delle due guerre mondiali, gli Alpini hanno saputo onorare sempre la memoria del loro corpo, raccogliendo con responsabilità, senso del dovere e spirito di sacrificio, i valori di cui il loro cappello con la penna nera è divenuto simbolo immortale.

Nelle missioni all’estero, negli interventi di protezione civile, in aiuto di popolazioni colpite da calamità naturali, in interventi a sostegno di chiunque avesse bisogno (ricordiamo la costruzione, proprio qui a Gravellona Lomellina, della casa per Luca Barisonzi, alpino gravemente ferito in Afghanistan) sia in servizio che in congedo, gli Alpini hanno sempre profuso il loro massimo impegno ed i loro grandi valori, oltre che le loro straordinarie qualità tecniche e umane.

Molto forti i loro slogan, durante la sfilata a Piacenza, volti ad esortare gli italiani all’onestà, all’unità e alla solidarietà, piuttosto evidenti anche le critiche, sacrosante, allo scandaloso operato della classe dirigente nazionale. Personalmente ho trovato assolutamente giusto che una delle più efficienti e virtuose realtà del nostro Paese lanciasse ai cittadini questo messaggio di contrapposizione, fra il modo di operare degli alpini e quello delle classi dirigenti; ora più che mai abbiamo bisogno di grandi esempi, simboli positivi ed eroi.

Ho potuto constatare, in molti alpini in congedo, una velata tristezza, il timore che la loro tradizione si esaurisca col passare del tempo, sopratutto a causa della sospensione della coscrizione obbligatoria, che ha ridotto drasticamente il numero di giovani che svolgono il servizio militare, e di conseguenza, anche il numero di coloro che andranno a far parte dell’Associazione Nazionale Alpini, fondamentale e formidabile motore di gran parte degli interventi di volontariato e solidarietà effettuati da questi uomini. La speranza è che molti giovani volenterosi raccolgano questo pesante testimone e sappiano onorare la memoria di quanti hanno reso grande il corpo degli alpini.

“Uniti sotto la naja, uniti dopo la naja, uniti oltre la naja” era uno degli slogan, ad indicare questa unità ideale e reale fra tutti gli alpini, in ogni epoca, in servizio ed in congedo.

Non possiamo permettere che la splendida tradizione delle nostre truppe da montagna si esaurisca, perché con essa si spegnerebbe la parte migliore d’Italia. A chi pensa che anche questa splendida realtà italiana sia già scomparsa, consiglio di ascoltare le parole e la testimonianza di Luca Barisonzi, scopriranno che il valore alpino è più vivo che mai.

A loro dobbiamo il sangue, il coraggio e la salvezza stessa di questa nazione: ricordare, onorare e perpetuare la storia e la virtù delle nostre Penne Nere è per noi italiani un onore ed un dovere morale. Viva il corpo degli Alpini!

 

P.S. Sappiate che degli Alpini scriverò ancora molte altre volte, perché ad essi mi legano profondo rispetto ed ineguagliabile ammirazione.

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