La rivoluzione degli apriscatole


“Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno!” tuonava Beppe Grillo in campagna elettorale per galvanizzare le masse di peones a 5 stelle. Gli slogan gonfiati ad antipolitica e il magnifico uso dei mezzi informatici hanno dato i loro frutti: alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 il Movimento 5 Stelle si conferma primo partito d’Italia, alla sua prima tornata elettorale. Un risultato strabiliante, un record, per un partito del tutto nuovo. E di record, da allora, i grillini ne hanno infranti diversi, primo fra tutti, quello di (scarsa) produttività: nessuna proposta di legge avanzata in dieci giorni, record negativo, i peggiori della storia d’Italia. Altri record sono quelli di frivolezza e impreparazione dei neo eletti. Dalle foto in treno e autobus, all’apriscatole in Parlamento, il tutto senza trovare il tempo per scoprire il numero dei parlamentari e leggere gli articoli fondamentali della Costituzione… si potrebbe andare avanti per ore. Degno di nota anche il capitolo dell’irresponsabilità: nessuna trattativa seria con le altre forze politiche per formare una maggioranza, solo no,no,no, privi di motivazione, in un momento in cui l’Italia ha bisogno più che mai di un governo, anche se Peppe non ne è convinto: “Al Paese non serve un governo, il Parlamento può governare senza l’Esecutivo” suggeriva ieri mattina quel volpone di comico genovese. Il delirio di onnipotenza dei castigatori della casta, però, non sembra stia più pagando: gli ultimi sondaggi li danno calati da primo a terzo partito, in perdita di ben 7 punti in pochi giorni. Evidentemente gli italiani si stanno accorgendo in fretta di essere stati raggirati per la seconda volta in pochi mesi dagli “uomini nuovi”, quelli estranei alla politica; prima di Grillo ci fu infatti Mario Monti, con i suoi illustri tecnici: anche qui record di incapacità e nocività, un governo di feroci burocrati, di spietati vampiri, che annovera fra i suoi successi alcune delle tasse più odiate della storia d’Italia, IMU in testa, che di sicuro avranno il grandioso effetto di cancellare il mondo del lavoro nel Belpaese.

La Storia a questo punto dovrebbe averci insegnato qualcosa. I rivoluzionari stanno fuori dai Palazzi il più a lungo possibile, si spezzano la schiena sul campo, a spezzare le gambe a chi, secondo loro, è il responsabile dell’odiato status quo. I rivoluzionari non si limitano a urlare nelle piazze. I rivoluzionari le piazze le manovrano e le muovono all’assalto. E quando sono pronti ad entrare nei palazzi del potere, lo fanno con mille idee e il pugno di ferro. I rivoluzionari non fanno ridere, ma mettono terrore ad alcuni e feroce speranza ad altri. I veri rivoluzionari brandiscono le armi, non gli apriscatole.  Pertanto, italiani, se volete davvero il rivoluzionario, questo è l’identikit che dovete seguire, con tutti i suoi tratti di drammatica durezza. Lui sì, cambierà le cose, non per forza in bene. Dovete solamente scegliere se siete disposti a correre il rischio e sporcarvi le mani. Se non lo siete allora smettete di osannare i rivoluzionari all’acqua di rose, smettete di invocare la rivoluzione degli apriscatole, altrimenti fate solo più danni. Se non siete pronti andate avanti con i partiti tradizionali, almeno sapete quanto rubano, sapete prevedere cosa possono o non possono fare di bene e di male, sapete che se porteranno un cambiamento, sarà minimo e richiederà tempi di cottura infiniti. Ma perlomeno saprete che non vi metteranno le pezze al culo da un giorno all’altro. A voi la scelta, ma per favore, non cercate le vie di mezzo.

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